Sempre più spesso mi viene fatta la domanda: cosa è biostoria?
Biostoria come scienza e metodo si è mostrata alla mia mente nella sua pienezza, nell’agosto del 1992, ma ancora la difficoltà maggiore che incontro, è trasferire negli altri tale modo di percepire. Solo pochissimi, sono in grado di comprenderla, forse perché richiede una sensibilità cognitiva nuova che parta dal presupposto di una coscienza duttile, plastica.
Biostoria non indaga la cellula neurale in sé con i luoghi cerebrali attivati alla visione o all’ascolto; non s’interessa della macchina biofisica, anche se riconosce lo stretto legame tra il cervello e il pensiero, circa una buona o cattiva produzione di idee e di emozioni.
Aree dell’indagine biostorica sono i modi con cui prendono corpo i sentimenti e le ragioni che fanno da input all’azione, al fine di sviluppare una didattica della mente che aiuti il soggetto a sapersi auto-organizzare per salvaguardare e affermare la personale libertà di pensiero e di azione. Imparare, dunque, ad entrare nella logica di produzione delle proprie idee ed emozioni, per saper comprendere e visualizzare quei sentimenti o quelle ragioni che fanno da sfondo alla costruzione della sua rete storica. Rete da cui prendono lo spazio gli eventi, in tempo presente.
L’obiettivo è quello di portare ad una geografia del processo di conoscenza, quale mappatura degli stati della coscienza, che si strutturano intorno all’io, al mondo, a Dio, per imparare ad implementare gli spazi vitali o sintropici e inibire quelli mortali o entropici.
- Entropia/sintropia sono i due poli a cui tende la vita.
Quando nel 1987 iniziai a visualizzare e a disegnare le carte di biostoria, fu come se, di colpo, si fosse squarciato un velo, i miei occhi erano in grado di vedere i quanti informativi che si intessevano nei tessuti di significati-azioni-intenzioni-aspettative, su più livelli. Da tale consapevolezza è nato il mio impegno pedagogico di trasferire nei ragazzi simile abilità di lettura, come garanzia e difesa della personale libertà di coscienza, in un’epoca di grande seduzione e manipolazione delle menti.
Mi piace ricordare, a tale proposito, quel passo del Siracide che parla di un giardiniere che costruisce un canale per portare l’acqua alla sua aiuola, per ristorarla. Di colpo il canale diventò un fiume e poi il fiume, un mare. Così come quel giardiniere, ho iniziato questo gioco di riflessioni sul significato storico, come un modo per coltivare le menti degli allievi della mia classe e oggi mi ritrovo a scrivere in rete. Proprio in tale dimensione o meglio dilatazione della coscienza, direbbe Sant’Agostino, dal presente al passato-futuro, l’azione a tempo 0, assume significato storico e si pone come ponte di umanità.
Ogni evento, anche il più irrazionale, contiene in sé un filo nascosto che lo lega al suo piano di passato e lo proietta in quello di futuro. Isolare quel filo è compito dello storico che è in ogni uomo, perciò rintracciando quel filo di significato, si possono disegnare, azione per azione, le dinamiche evolutive a breve, medio e lungo termine.
In tali giochi di lettura si possono visualizzare i ribaltamenti di significati che vanno ad inficiare le portate storiche. Quello che con una lettura miope potrebbe risultare utile, con una lungimirante, inutile e quindi una semplice perdita di tempo.
- Imparare a gestire il tempo equivale ad imparare a vivere.
È il tempo l’unico vero dato oggettivo, ad esempio un giorno è di 24 ore, in tale essere un finito, si pone come la risorsa più importante, per cui imparare a gestire il tempo è la vera ricchezza.
La chiarezza intorno alla costruzione dell’azione implica il velocizzare le dinamiche decisionali e di riflesso quelle economiche, politiche, etiche… private e sociali.
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