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Boston, USA

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linea di fuga verso il mare

giovedì 3 aprile 2008

Topologia dell’occhio biostorico tra ordine e disordine

di Antonia Colamonico

Alla base della nuova mappa gnoseologica, biostorica, si possono individuare tre concetti chiave: il senso dell’ordine, la complessità della realtà, la zona d’ombra.

L’ordine è il modo naturale d’evolversi di un organismo nello spazio-tempo, in tale processo di divenire si consuma la sua storicità. L’ordine presuppone una direzione di futuro e una traccia di passato, il passato-futuro implicano, a loro volta, la memoria che dà identità, nome a quel reale.

Ad esempio l’ordine è il processo che fa di un seme un albero, di un neonato un uomo, di una larva un verme, di un girino una rana, di un cristallo una roccia… nel processo di divenire che possiamo chiamare biostorico: il seme, il neonato, la larva, il girino, il cristallo hanno in sé l’informazione del soggetto adulto che poi diventeranno. Tale informazione è il senso dell’ordine che permette il divenire della storia.Esso è funzionale alla permanenza della vita o meglio di una particolare forma o modo di vita.

Alterando l’informazione-senso-direzione dell’ordine, automaticamente si creerà una vita nuova. Si spiegano così i grandi mutamenti che danno morte-vita alle differenti forme cosmiche.

Definito l’ordine come il valore vitale, si può provare a comprendere cosa si intenda per complessità: la complessità è la dinamica dialogica che nasce nell’insieme campo-organismo, intendendo per campo la sacca-nicchia biostorica che permette di mantenere in vita l’organismo e per organismo l’individuo-soggetto biostorico che viene forgiato, modellato dallo stato della sua stanza biostorica.

La complessità è il risultato di una convivenza, di un coabitare tra uno spazio-tempo contenitore che possiamo ad esempio chiamare cielo e uno spazio-tempo contenuto che possiamo chiamare nuvola o famiglia-bambino o bosco-albero o prato-erba o pensiero-idea o sentimento-emozione

Il coabitare rende fortemente dinamico il rapporto che è sempre soggetto alle perturbazioni di evento, come risposte vitali alla dinamica dei campi storici.

La complessità è il modo naturale dello stare insieme dell’universo dall’infinitesimo piccolo all’infinito grande. Tale campo tutto possiamo chiamarlo biostoria, come il tempo 0 dello spazio.

In natura non esiste la semplicità, ma semplicemente dei gradi differenti di complessità. È importante comprendere tale errore concettuale che per secoli ha fatto chiamare la complessità, disordine, confusione… in nome di un determinismo semplificatore che aveva privato il soggetto del suo campo-nicchia vitale e la nicchia del suo individuo.

Pensate ad un bambino senza l’interazione con la sua famiglia; ad una rana senza il suo stagno; un pianeta senza la sua stella o una stella senza la sua galassia… Tale bambino, rana, pianeta, stella possiamo definirli di carta; poiché solo sulla carta possono esistere degli organismi privi del proprio contesto vitale. Le carte sono oggetti-strumenti di lettura e quindi astrazioni che riducono la realtà ad un’immagine che non è la realtà in sé.

  • Ricapitolando, che cosa è un occhio biostorico?

Se la vita è la dinamica dialogica tra un contenuto-contenitore, tra un dentro è un fuori, i metodi di lettura tradizionali, lineari e unidirezionali, non sono più sufficienti a garantire la permanenza della vita. Nelle letture classiche l’occhio si focalizzava solo su una zona di dinamica evolutiva e perdeva le interferenze di evento, come ricaduta di effetti. Il non leggere le ricadute di fatto ha azzerato le capacità di gestione delle dinamiche evolutive, poiché non si sono registrate le modifiche a campo allargato. Si è quindi innescata una cecità che ha attivato una molteplicità di problemi non risolti.

Siamo, oggi, di fronte a quello che gli storici, chiamano la grande catastrofe ecologica e allora occorre attrezzarsi di nuovi occhiali per leggere a occhio sdoppiato le ricadute di evento su tutto l’insieme campo-organismo e imparare a ideare degli interventi di riequilibrio degli stati vitali.

Occorre quello che nei miei studi definisco l’occhio di mosca. Un occhio che sappia organizzarsi a più lenti-fuochi di lettura e che sappia leggere a 360°; zoomare i gradi di complessità; anticipare gli eventi futuri e rispondere agli imprevisti: in poche parole scegliere la vita come valore.

Per far questo, necessita evitare di cadere nell’errore della cultura classica che aveva identificato il piano di lettura con la realtà; il fotogramma limitato di un’osservazione, alla dinamica molteplice della vita, rendendo così le letture assolute e i processi vitali chiusi.

È bene precisare che il piano di realtà e il piano di lettura implicano uno scarto spazio-temporale che implica una successione temporale, come un prima e un dopo e quindi non si possono identificare come un'identità.

  • Ma che cosa è una lettura se non un eco di un qualcosa che ha smesso di essere reale!

Una cosa è vivere, altra cosa è leggere. L’occhio di lettura biostorico possiamo definirlo uno sguardo-lente che permette di osservare e interpretare la realtà a campo profondo. Nella realtà c’è sempre un qualcosa che va oltre la sfera dell’occhio e questo è il limite gnoseologico dell’uomo: per quanto egli possa affaticarsi a conoscere c’è sempre un lato buio di vita, una zona d’ombra, un effetto carsico che cresce in proporzione alle letture.

Tale zona d’ombra è l’area dell’incognita, del non letto che ha un ruolo storico, dell’imprevisto che sconvolge e ridimensiona continuamente le nostre vite. Imparare ad interagire con l’incertezza per essere funzionali alla gestione dell’alea, dell’inatteso che apre spazi nuovi nella dinamica storica è la sfida in atto. L’occhio biostorico attrezza a tale tipologia di lettura.

Lo studio in una classe scolastica, ad esempio, fa misurare il gruppo di allievi:

  • con la complessità di un luogo e la complessità dell’azione didattica;
  • con la ricchezza di echi informativi e la curiosità interpretativa della loro mente di bambini;
  • con la fatica dell’impegno di portare a termine i compiti, e la consapevolezza di esserci riusciti, nonostante gli stati di stanchezza;
  • con la gioia di aver vissuto un evento vitale e la voglia di comunicare gli appresi...
In altre parole ogni singolo bambino si confronta con la complessità che emerge ed emergerà in tutti i campi di realtà, quale ricchezza di forme e armonia di vita. Nei mesi essi fanno esperienza di complessità con un occhio di lettura, privo di idee e concetti precostituiti, che si modella alle informazioni che, di volta in volta, vengono elaborate, corrette, ridefinite … Attraverso il legame occhio-mente-mano, essi osservano-elaborano-manipolano e in tali azioni complesse, fanno esperienza della plasticità della vita, della plasticità della mente, della plasticità della parola.
  • Chiamando, disegnando, proiettando, fotografando, indagando…scrivendo…. raccontando... imparano a procedere nella vita.

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