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Boston, USA

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linea di fuga verso il mare

lunedì 4 febbraio 2013

Le gemmazioni storiche in una lettura a Nodi/Rete della Vita.



Da La Spugna Eco-biostorica. La relazione vitale - 3° campo, Riversare. © 2013


Egli da principio creò l'uomo
e lo lasciò in balìa del suo proprio volere.
Sir. 15,14.
Così la mente mia, tutta sospesa,
mirava fissa, immobile e attenta,
e sempre di mirar faceasi accesa.
Paradiso, XXXIII. 97-99




La Bios racchiude, come un anello prezioso in uno scrigno, l'Osservatore storico sommergendolo in una dimensione di vuoto-cognitivo che si fa il tessuto connettivo del suo permanere nella storia:

  • Come sospeso in un mare di alghe vibranti, egli capta i segnali informativi dei ritmi-afflati dei movimenti quanticii che prendono spazio-campo nelle dinamiche dei fatti a più livelli soggiacenti di universi; alla guisa di un feto cullato nella sacca del liquido amniotico, che impara a riconoscere la voce della mamma, percependone il respiro e scomponendone la parola-presenza.ii
Ogni vibrazione-movimento è un fatto-quanto storico che piano, piano incomincia a farsi strada, annodandosi come nodo-evento nella vita, perturbando lo spazio in cui affiora che resterà segnato, per sempre, da quel passaggio:

  • ogni minima variazione lascia un segno-eco che si fa testimonianza di un cambiamento che ha inciso, come un graffiare, ferire, lo spazio matriceiii della vita, che così segnato può aprirsi all'individuo nuovo, con il suo spazio nuovo.
L'occhio umano ricostruisce nella sua coscienza i movimenti che riesce a captare, dapprima sotto forma di rumore-schizo e poi suono-forma di significato, e li racchiude, così come egli è avvolto, in una immagine-parola che dà la connotazione similare, dello spazio isolato allo spazio dentro-sé (la coscienza):

  • modellandosi egli stesso all'avvistato che ha intravisto, in/forma la sua forma mentale di quel quid che prende parola-cornice di isolato significativo.
In tale ap-prendere il fuori mondo, l'osservatore com-prende (prende dentro) quello spazio altro che in specularità, amplifica la sua complessità immaginativa, ideativa, emozionaleiv.
Ogni osservatore legge il mondo in stretta correlazione con la complessità del suo pensiero, in quanto insieme si vincolano e si implementano, si fortificano, se così non fosse, l'organizzazione degli spazi-mondi non troverebbero alcuna possibilità di significato nella mente dell'uomo.

Come si intrecciano le dimensioni del campo-habitat, così si complicano gli spazi del pensiero, tanto da poter leggere una corrispondenza di livelli di complessità:

  • In tale rispecchiamento il campo-mondo si fa contenitore del campo-io e questo si fa il lettore-testimone del campo-oltre, quale dicitore-mentore della vita che, dà ad entrambi, il suo ritmo-respiro, come quello “sciabordare delle lavandare al fiume del poetav.
In chiave eco-biostorica c'è uno scarto spazio-temporalevi tra il sistema cerebrale come complesso sistema bio-fisico in grado di captare i segnali e di commutarli in scariche elettriche e il sistema immaginativo come la forma velata della mente.
L'organizzazione del pensiero è uno dei molteplici processi di naturalizzazione, così come lo è quello di una gemma di fior di pesco che sboccia su di un ramo spoglio, grazie a quella ninfa vitale che lo partorisce al cambio di stagione:

  • In tale prendere gemma, in un momento attrezzato all'accoglienza (i fattori climatici, le brezze dei venti e tutte quelle dinamiche di campo-habitat che riportano le condizioni primaverili) il fiore (campo-individuo) si allaccia al suo campo-nicchia contenitore (ramo) e i due si fanno un nodo-fattuale, all'occhio attento dell'osservatore, che da tale “stato” comprende che è ormai primavera.
Se si entra in una dimensione topologica a dentro/fuori di strutture che coabitano, a pluri-spazio dimensionale, ogni salto di forma apre un universo completamente nuovo, da quello precedente, di cui conserva solo qualche eco, (la struttura del fiore ha poco e nulla, di quella del ramo) che si può fare elemento di disturbo-rumore, reminiscenza, di un eco di vita che non è più:

  • Si pensi, ad esempio, alla dislessia che genera nella scrittura e, quindi nella costruzione dell'ordine sequenziale delle lettere, un'alterazione di posizione, quale salto di lettera (acqua → aqcua, bambino → abimbno) che rende slabbrata la stesura.
Il pensiero (nuovo individuo) ha poco a che fare con l'organizzazione dei neuroni e il dinamismo del cervello (campo-nicchia che l'ha generato); il sistema di nodi-sinapsi-trasmettitori incide marginalmente con il suo più o meno coerente flusso di scariche a rendere significativa la qualità dei pensati. Questi sono legati alle attività di produzione, di scelta delle parole e di costruzione dei periodivii, immersi nel tessuto spugnoso storico-emozionale dello stesso uomo-pensante che si fa entroterra connettivo delle sue “crisalidi”, essendo le produzioni ideative più il frutto di maieutiche (maieutiké, sottinteso téchne) ed euristiche (εὑρίσκω, scopro o trovo), propedeutiche ai fatti-discorsi, che al semplice dinamismo neurologico. In tale senso la biostoria della conoscenza (Biohistory of Knowledge), esplicata in queste carte, si pone su un livello differente nei confronti della biologia del cervello (campo delle neuroscienze) e delle tecniche biologiche applicate alla storiografia (campo delle indagini sui resti archeologici per misurare le mutazioni genetiche e tracciare le evoluzione dei DNA:

  • Lo studio storiografico con strumenti biologici, ad esempio, ha lo sguardo rivolto al passato e muove l'indagine su quelli che sono i resti organici per mappare i mutamenti genetici in relazione ai cambi climatici, alle differenti economie e alle introduzioni delle tecnologie. Certo si muove con uno sguardo aperto alle società, ma non esce dai limiti della storiografia tradizionale.
Con la scienza & metodo biostoria (Biohistory of Knowledge), invece, si è ridimensionato lo studio del solo passato, ponendo l'attenzione sul cambiamento epocale, seguito alla nascita della Società delle Informazioni, come più volte spiegato, per monitorare l'effetto di ricaduta sulla organizzazione del pensiero dell'uso degli elaboratori elettronici. In tal senso l'indagine ha assunto una fisionomia di scienza dello sguardo a occhio-mente complesso.

La mia Biostoria più che una teoria dell'evoluzionismo della specie, di stampo ottocentesco, è un metodo-strumento di lettura, una maieutica-bussola cognitiva, così come apostrofataviii, poiché permette lo studio delle correlazioni tra le posizioni di lettura dell'osservatore (opportunamente monitorate ed organizzate in finestre di apprendimento) e le geografie degli scenari immaginativi, per scoprire le possibili amplificazioni degli echi informativi nell'organizzazione del pensiero/mondo, a topologia frattale.
La conoscenza, in tale spazio epistemologico, scaturisce dalla rilevazione di un ordito di realtà che per essere conosciuto, necessita una molteplicità di azioni-funzioni mentali, proiezioni, angolazioni, gradazioni di lettura, ... che rendono il gioco del vedere-comprendere un complesso caleidoscopico fatto di videate-osservative. Queste, tracciando il contorno-limite sia semantico sia spazio-temporale, della medesima osservazione generano una geometria dello sguardo pluri-dimensionale, in coerenza con le intuizioni di Bruno de Finetti quando scriveva:

  • La ... geometria si serve dell'intuizione spaziale, ma più che altro come di un potere magico per dare corpo e rappresentazione a concetti, situazioni, problemi di carattere generalmente non per se stesso geometrico, ma statistico, economico ecc.; insomma, per così dire, la dottrina dello schema mentale adatto per afferrare intuitivamente tutti i problemi pratici ... la matematica non è un meccanismo a sé da sostituire al ragionamento, ma è la ragionevole base e prosecuzione dell'ordinario ragionamento...”ix (di conseguenza) “La mancanza della diretta intuizione visiva nell'andare oltre le tre dimensioni non è da tale punto di vista un ostacolo meno esteriore e contingente di quanto la mancanza di dita nell'estendere la definizione di numero altre il dieci...”x.

Lo scarto tra il cervello-macchina e il pensiero-visione passa per quella possibilità multi-proiettiva che apre al gioco soggettivo di probabilità che fa elaborare gli spazi-mondi pluridimensionali che si fanno carte cognitive di una realtà anch'essa a multi-faccia e a multi-sfere, in cui è richiesta l'azione di risposta dell'osservatore-vivente. 

Le finestre con il loro limite-contorno creano dei sistemi chiusi di lettura che saranno valicati ogni qual volta se ne sfonda il tetto-limitexi, ovvero si genera un nuovo orizzonte immaginativo, quindi sono proprio le aperture dei campi-finestre a moltiplicare le maglie-nodi dei fattuali-fatti-fattibili che:

  • aprendo gli scenari della mente, ad ogni passaggio temporale, producono le gemmazioni delle idee che si radicano (mettono radici) nel tessuto connettivo silente (spugna) del pensiero, che si fa ninfa-memoria di un verso di probabilità xiidi futuro, schiudendo a quei paesaggi informativi che anticipano gli indirizzi possibili delle dinamiche dei fatti.
In tale dare un indirizzo-verso, il passato e il futuro prendono collocazione spaziale nella mente, che così aumentata si fa cassa di risonanza moltiplicativa di tutti quegli accadimenti registrati dall'occhio.
Dando ordine alla realtà, si dà ordine-coerenza alla stessa mente osservante che così potenziata, può affermare di aver cum-preso e cercare di prevedere sempre più ampie probabilità di eventixiii.

La vita nel suo manifestarsi non è, né ordinata, né disordinata:
  • Essa semplicemente è.
Del resto come si potrebbe dire disordinato un cielo stellato, o una pioggia o un canyon. È in tale stato dell'essere che si porge al divenire, umilmente, di gemmazione, in gemmazione, prendendo storia, acquistando spazio negli spazi, dei tempi 0, che implementeranno le fioriture dei fatti che a loro volta attualizzandosi, perderanno forza, scaricando gli echi dei mille e mille passaggi.
Saranno proprio gli echi ad offrirsi all'occhio osservatore-uomo.


(Carta eco-biostorica: M. Mastroleo. 2008)

All'uomo non è data la visualizzazione della grana fine della vita, né quella del fatto-evento 1, che dà il la alla dinamica; a lui sono date solo le organizzazioni di livelli superiori, tanto che il gioco di potenziamento di sguardo, nei due sensi (+ o -) decrescente/crescente, è stato possibile solo con l'uso di strumenti aggiuntivi di lettura, basati su lenti a più gradi, che egli stesso ha realizzato con le sempre nuove tecnologie, funzionali all'apertura dei nuovi orizzonti osservativi:

  • tuttavia volendo provare a immaginare la dinamica in una rappresentazione di movimenti quantici, si può andare con la mente ai cieli di Van Gogh.
Osservando i suoi quadri si ha la sensazione che, in ogni tela, si schiuda un sistema vibrante a punti-stelle, più o meno coordinate, che fa assumere al tutto la sembianza, fisica, di un campo di forze con dei giochi di attrazione e di repulsione, con addensamenti e fughe, vortici e stalli. Tutto nel tempo 0, di uno sguardo. 


La sensazione che se ne riceve è di un movimento che rende la superficie-immagine (spazio a cui accede l'occhio uomo) vibrante. Ma volendo fare un esercizio ulteriore di lettura potenziata, in una visualizzazione a spazio tridimensionale, in grado di dare a quel cielo notturno a forma piana, il volume, allora l'immagine assumerà profondità, svelando le cavità tra una stella e l'altra che non si collocheranno più sul medesimo piano. Con l'aggiunta della 3a dimensione, la profondità, la stessa scena assumerà, nella mente, una nuova topologia che permetterà di discernere rughe, increspature e porosità nelle quali le stelle s'annideranno.
Se poi l'osservatore, sempre immaginando, cominciasse ad entrare in tale quadro tridimensionale, allora noterebbe di essere esso stesso nel paesaggio che ha assunto una conformazione a nicchie, di poterlo ispezionare, nicchia per nicchia, soffermandosi a studiare le coerenze e le correlazioni, le similitudini e le difformità.
Il nuovo oggetto visivo assumerebbe la forma a spugna con vuoti e creste, in cui ogni apertura di spazio è il frutto di una biforcazione che ha creato un sistema di trame in cui ogni nodo è un punto di rottura dello spazio e ogni trama un ramo-braccio di rete evolutivaxiv:

  • Chi ha fatto esperienza di una proiezione di film tridimensionale comprende bene questo cambiamento di visione, come pure chi ha viaggiato in aereo e si è trovato avvolto in un sistema nuvoloso.xv.
Trasferendo l'esperimento alla forma del pensiero che si esprime con lampi-quanti informativi, anche questo in una visione di profondità assumerà una forma a spugna e ogni nicchia è una piega che ha preso spazio da un fatto storico che ha generato un mutamento con l' apertura dello spazio cognitivo, includendo nuove nicchie in nicchie.
In ogni spazio, interno a sé, l'osservatore potrà rilevare tanti margini di coerenze con altrettanti ordini informativi da cui far emergere un grado nuovo di significatoxvi. In questo gioco di visualizzazioni emerge che l'ordine non è tanto nella vita, ma nel modo più esperto di percepire, una progressione di finitezza e raffinatezza nel mettere a fuoco la lente osservativa, interna, mentale:

  • La ricaduta sarà l'essere più attenti a curvare i giochi di proiezioni, virandone le traiettorie con il salto di scala da figura a due dimensioni, a spazio a tre dimensioni, a quattro o a cinquexvii (le dimensioni isolate in biostoria, mappando alcune geografie mentalixviii, ma che non preclude ad altre possibilità ulteriori di potenziamento).
A conclusione di quanto, sin qui, esposto si evince che la trasformazione delle mappe degli osservati, passa per la corrispondente trasformazione delle mappe cognitive della mente, rendendo dipendenti le visioni dalle tipologie di costruzioni che il cervello è in grado di saper fare al pensiero, infatti dagli ordini dei punti si è passati a quello delle volumi, da una posizione a occhio esterno ad una a occhio interno... per cui l'attribuzione del significato storico-semantico rientra nella stessa azione di lettura (neghentropia), essendo questa la presa di posizione storica che l'osservatore assume nei confronti degli osservati, che non hanno un significato in sé, ma lo acquistano nella carta di osservazione, frutto della relazione osservato/lettore-mentore.

Tutta l'azione dell'uomo nella compagine storica si può indirizzare in una semplice forma evolutiva che si chiama, vivere. Ma attuarla, momento per momento, implica una conoscenza e una capacità di discernimento che fa saper dire i si e i no alle possibilità evolutive, che fanno accelerare una tendenza o rallentarla, come dare il consenso o negarlo, esercitando la privata libertà che la medesima vita, matrice-grembo di quel soggetto, dona al suo “virgulto” a cui non chiede altro che il semplice imparare ad essere un vivente.

Si comprende come letta in una tale chiave logica a campo allargato di uno/tutto, a rete Universoxix ogni singola scelta, ogni singolo si/no, è un nodo fattuale che rende viva tutta quanta la “matriosca” del divenire:

  • Se vivere è saper scegliere, allora è importante indagare i piani delle scelte e le logiche che si celano dietro quelle scelte, con gli scenari dei futuri possibili. Scoprire quell'arcano di silenzio che si cela in ogni coscienza. Solo in tale vuoto del mostrasi di azione, nasce il lato (+ o -) benevolo che fa di ogni azione una scelta prima di tutto etica e solo dopo arricchita da riferimenti economici, sociali, estetici, pragmatici...

Esiste un momento intimissimo, nella scelta, in cui si è nudi di fronte alla nudità della vita e in quell'essere allo specchio del sé/mondo è data alla coscienza soggettiva di acquisire l'emozione della scelta che apre al pieno/vuoto di spugna.

Nella scelta le possibilità si annullano e si fanno certezza di un dato di fatto che assume spazio nel tempo del divenire, per cui il piano delle scelte è come un gioco di aperture e chiusura di porte che danno le curvature alla spugna della mente/storia, aprendo agli stati della coscienza e della storia, con le (+ o -) possibilità di umanità.

Ogni uomo, scegliendo, introduce un grado (+ o -) positivo nella spugna storica con un'implementazione (+ o -) consapevole di vuoto/pieno, in quanto egli, posto di fronte alla scelta, si fa arbitro-signore di una situazione e dà l'impronta di sé a tale inclinazione-curvatura della coscienza-storia, nel darla incide-ferisce la vita. Ogni ferita è un si/no di scelta che dà spessore/vuoto alla vita stessa.

Il vuoto e il pieno si implementano insieme, essendo la scelta unica di fronte alle molteplici possibilità delle scelte scartate o evase, per cui con la scelta prende storia l'indirizzo di tale scelta, annullandosi tute le altre alternative, scarti storici:

  • Se Garibaldi non fosse approdato a Marsala, certamente i piemontesi non avrebbero potuto prelevare dal Banco di Napoli l'oro depositato, come risarcimento di guerra e se quell'oro fosse rimasto nel Regno di Napoli, forse non si sarebbe creata la migrazione contadina verso le Americhe...

In una carta di creazione, creantesi, la vita si auto-rigenera continuamente, ma per poterlo fare, come campo-utero ha bisogno di ogni suo individuo che sappia imprimere la sua angolazione di crescita e così facendo svolgere la sua funzione di co-auttore di libertà partecipata/partecipante.
Si comprende allora il versetto riportato in alto dal Siracide:

  • Egli da principio creò l'uomo e lo lasciò in balìaxx del suo proprio volere. Sir. 15,14.

Solo in un'indagine diversificata, aperta alle dialogiche del divenire, la mente sboccia come un ramo di mandorlo, schiudendo le sue corolle alla bellezza dell'afflato vitale; esprimendo, così facendo il suo profumo al mondo. E solo questo di tutto quel groviglio di pensati e di immaginati il mondo percepirà, solo il profumo-parvenza, impronta del passaggio che si è impressa a testimonianza della sua presenza-univocità nella compagine dei fatti:

  • Ogni mente ha la sua apertura e ogni apertura esprime una possibilità di bellezza e ricchezza di forma.

Allora non tutte le spugne mentali hanno la medesima ampiezza e corposità immaginativa ed operazionale, nascono così le differenze di umanità che, se lette con un'etica lineare, creano le difformità con le gerarchie di valore della logica di Caino (da primi della classe); se con un'etica frattale di un occhio-mente eco-biostorico (posizionato a punto infinito - occhio di dio), la bellezza della complessità che si fa sintropia del Caos o ordine delle diversità, che è l'ordine di tutto l'insieme, come può esserlo:
  • un cielo stellato, una foresta vergine, un campo di grano in un giorno di giugno che si lascia cullare dal vento o una nidiata di cuccioli appena partoriti all'occhio della loro madre che veglia.

Sul piano delle etiche (il plurale è conseguenziale alla difformità di visione), prima ancora che su quello delle economie, si giocano le scelte fattuali che aprono alle dittature o alle democrazie, agli accaparramenti e alle generosità, in virtù del modo stesso con cui l'osservatore disegna la sua rappresentazione del reale:

  • Se egli sviluppa, ad esempio, una carta di creazione conclusa e definitivamente espressa, ordine costituito chiuso all'eccezione, o una creazione in perenne divenire, ordine in costruzione, aperto alla novità della linea nuova d'evoluzione.

L'osservatore nel silenzio della coscienza decide se aprire ai si o ai no delle molteplici possibilità di risposta. Non sempre l'operazione è semplice, a volte c'è una zona d'ombra che si fa incertezza decisionale, e, quando si creano le aree di buio, zone grige del non sapere come rispondere, solo allora,  egli è chiamato a confrontarsi con la vita nel suo insieme tutto e a saper compiere un salto di lettura, aprendo uno spaccato altro di trame di possibilità:

  • Egli affinando ulteriormente il suo sguardo, sino a spingerlo a quella linea-siepe chedell’ultimo orizzonte il guardo esclude” apre lo spiraglio dell'invisibile per fa passare un guizzo di nuova possibilità. In tale area-frontiera del limite assoluto l'io sperimenta il naufragio e in tale dissolversi nel tutto della vita, apprende e comprendere l'essere un uno nel tutto di Dio. In tale salto dimensionale acquisisce quell'abbaglio informativo che si fa tracciato storico di una nuova umanità in cammino.

Tra il credere o il non credere non c'è un taglio netto, ogni scoperta, dalla più elementare alla più elaborata, richiede un atto di fede e ogni atto-fede è un flettere il ginocchio alla grandezza della vita (unica e sola realtà a cui si deve tale atto) che si fa matrice della storia, lato silente e nudo dell'essere che diviene in uno stato di eterno presente.
L'Essere presente implica l'essere co-cosciente alle dinamiche di tutto quell'insieme che diviene, e allora si può comprendere il dolore nella mente di un Vincent Willem van Gogh, definito pazzo da “uomini grigi” che in quei quadri non videro la bellezza degli aliti vitali, ma il pericolo di uno sconvolgimento di ordini prestabili e fissati come in una fotografia una volta per sempre. Solo così si possono spiegare i perché della carneficine fatte, in nome dell'autorità costituita o della divinità, assunta a schiava di una fazione:

  • il metter in discussione gli stati di potere è una forma di anarchia, per le logiche comuni, dai sensi comuni, che rendono stantia la conoscenza, radicandola in uno sguardo al solo passato che blocca la vita, non tenendo conto della impossibilità del feto, fattosi uomo, di poter rientrare nel grembo materno; ogni individuo (dalla nuvola, al fiore; dal sorriso, all'idea, dall'occhio, alla lacrima), una volta sbocciato, si fa altra cosa con un suo tempo-nicchia, una sua storia altra che ne circoscrive la cittadinanza.
Ogni idea è un'apertura di spazio che fa gemmare l'immagine-parola nuova, non importa l'impatto che essa avrà nella sua compagine epocale, ma non potrà più tornare nel vuoto di conoscenza. Se contrastata, sarà verità dormiente che saprà aspetterà, come un seme, il nuovo osservatore che la riprenderà e la intesserà in una nuova compagine più accogliente, donandole quella dignità negatagli dalle menti ingrigite nelle ovvietà dei significati scontati. Si spiegano così le andate e i ritorni delle tirannie e delle democrazie, delle crisi e delle esplosioni di libertà che aprono alle molteplicità delle forme.

A conclusione si può comprendere come la vita, vista da una prospettiva di finestra ad apertura massima, richieda un apprendistato per prendere forza da un afflato-respiro che faccia sentire co-presenti nei nodi-fatti delle dialogiche, a tempo o:

  • Ogni risposta-evento prende radice in una nicchia storica che si fa campo di incubazione delle risposte, per cui per una società tendenzialmente malavitosa, necessita una logica a sottobosco malavitoso e viceversa per una società rispettosa, necessita un campo-habitat attento all'altro. C'è, essenzialmente un fattore cognitivo nella scelta di onestà-falsità che implica non solo le enunciazioni di parole e di diritti, ma anche le mappature-visioni delle possibili proiezioni-traiettorie di scelte che rendano chiare le evoluzioni dei fatti.


Solo quando le visioni si fanno chiare e il futuro si rende res nota, le scelte possono farsi ponti di vita.

Ogni scelta apre il frattale-spugna dell'etica, per cui si mostrano le possibilità di ampiezze di futuro, intorno alle tre coordinate:
    • scelta per , per gli altri o per tutti quanti insieme.

Ad ogni scelta si lega un filo di utile e quell'utile è un nodo di bene individuale, sociale e universale, le differenze nascono dall'apertura della lente-finestra cognitiva che può essere a breve, a medio o a tutto raggio, ogni apertura dà una differente inclinazione al ragionamento sui:
  • tempi immediati (area degli egoismi),
  • tempi medi (area delle scelte di cerchia-casta),
  • tempi lunghi (spazio delle scelte universali...xxi


Ogni uomo vivendo la sua storia, che è solo sua, decide momento per momento in quale apertura temporale spendere la sua scelta che una volta fattasi evento, resterà a testimonianza del suo passaggio nella vita e del suo compreso. 



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Note:

iOggi i fisici cominciano a parlare di una forma di suono del vuoto-pieno quantistico, come un ritmo impercettibile che rende vitale il campo virtuale sospeso alle possibilità di prendere una forma-casa storica, nel mondo dei reali. Essendo la materia oscura la quantità più abbondante dell'Universo, allora l'idea di essere avvolti in un ritmo celato rafforza l'immagine di un dio-mamma che si fa culla-grembo della vita. Un dio che non ha volto e non ha nome, essendo la parte celata del manifestarsi della realtà. In tale essere uno spazio contenitore, a tessuto connettivo-poroso, esso rende coesa la vita con le multi-forme e i muti-spazi che coabitano in ogni tempo 0 del presente. In tale essere t. 0, si fa l'altro volto della della stessa umanità-mondo che apprende ad essere un uno-tutto nella coscienza stessa della Vita. In tale essere insieme si edifica la Rete storica a nodi-fatti (A. Colamonico, Fatto tempo spazio. OPPI. 1993.) che rendono manifesta la dinamica del divenire. Ogni uomo può diventare l'osservatore, attrezzato da quello stesso codice-traccia informativo che lo costituisce, il cultore-mentore della vita.

iiQuello che manca alle società maschiliste che aprono gli scenari di guerre e razzie etniche è l'esperienza dell'essere “utero” della vita. Aprirsi all'occhio al femminile della società è un salto di Civiltà, poiché si intesse nelle trame fattuali il lato accogliente e moltiplicativo della vita medesima. Tale limite gnoseologico è in parte perpetuato dalle stesse chiese e religioni che leggono il sacerdozio come prerogativa di classe-ruolo sociale e non come una “dimensione cognitiva” di attenzione alla sacralità del divenire, che emergendo da un “vuoto di lettura” imprime i corsi nuovi alla vita stessa. Leggendo in tale chiave: tutti sono chiamati ad essere sacerdoti-custodi del divenire, come le mamme che nel grembo apprendono il palpitare della nuova creatura.

iiiE. Marconi. Spazio e Linguaggio. ed. PPL. Milano, 1990.

iv In Biostoria (A. Colamonico, 1998.) la parola si colloca come particella topologica che costruisce gli spazi non solo dei significati, ma delle medesime capacità logiche, immaginative e osservative del pensiero umano, permettendogli l'azione d'esplorazione del mondo, per cui “... Il segno-eco-parola è l'anello di congiunzione tra passato-futuro, in quanto permette il generarsi di quel lampo di luce che diviene il nodo-sinapsi di collisione-fusione tra l'esterno e l'interno, tra il piano osservato e quello osservatore, tra il prima e il dopo, tra l'apparire e l'essere... La parola assume in tale prospettiva un ruolo biostorico determinante, sia sotto il profilo socio-culturale e sia sotto il profilo etico-politico. Le società povere di parole-verbi si presentano povere di risposte-azioni di futuro. Le società che avranno sviluppato dei codici meno articolati e complessi saranno le più soggette ad una morte culturale che potrà, alla lunga, a tradursi in una morte anche biologica...” (p. 66 - A. Colamonico, Biostoria., op. cit. 1998.). Si può comprendere come sia funzionale alla vita di un Paese, investire nella formazione culturale delle nuove generazioni.

vDa A. Colamonico. Il Grido. Folata di pensieri in forma scomposta. 2° Ordito – Giulia. © 2011. https://sites.google.com/site/ilgridoantoniacolamonico/romanzo-il-grido/2-ordito/2-o---giulia

viDa A. Colamonico. Ordini complessi. Carte biostoriche di approccio ad una conoscenza dinamica a 5 dimensioni. © Il filo, 2002.

vii Aver scoperto la dislessia come una forma di diversità delle funzioni cerebrali, ha aperto una nuova interpretazione dell'errore di scrittura, che non è un fatto di negligenza (poca applicazione del soggetto-alunno), ma un fatto di “strabismo” cognitivo che ha in sé un fascino, rendendo i soggetti più predisposti ai salti logici che aprono gli scenari nuovi di conoscenza; tanto da essere definito un fattore di qualità, del genio. Uno tra tanti A. Einstein. Si coglie come possa cambiare la valutazione e quindi la rappresentazione mentale del significato, se si è al MIT di Boston dire che si è dislessici è un pregio; ma dirlo alla maestra di vecchio stampo è un difetto-malattia. Sulla tolleranza della diversità si tasta il polso della democrazia di una società. Nelle società antiche addirittura tali bambini erano derisi e messi in castigo (ce n'era tutto un catalogo) perché “pecore nere” del buon nome delle docenti. In nome del “buon nome” o meglio della rispettabilità del nome, quante guerre e quante barbarie sono state fatte, tutto perché non si era sviluppato quel lato materno della storia che accoglie tutti e tutto, senza costruire gerarchie di valore.

viiiA. Colamonico. Edgar Morin and Biohistory: the story of a paternity. Op. Cit. In World Futures. 2005

ixB. de Finetti. Matematica logico intuitiva, p. 256. Cremonese. 1959.

xB. de Finetti, Matematica logico intuitiva, p. 261. op. cit. 1959.

xiA. Colamonico. Biostoria, op. cit. 1998.

xiiIl Matematico italiano Brune de Finitti ha introdotto l'aspetto soggettivistico nel calcolo delle probabilità, per un approfondimento: B. de Finetti. Problemi determinati e indeterminati nel calcolo delle probabilità, in Rendiconti dell'Accademia Italiana dei Lincei novembre, 1930 - Fondamenti logici del ragionamento probabilistico, in Bollettino dell'Unione Matematica Italiana, anno IX, dicembre, 1930.

xiiiA. Colamonico Alla palestra della mente: Costellazioni di significati per una topologia del Pensiero Complesso, op. cit., 2006.

xivA. Colamonico. Edgar Morin and Biohistory: the story of a paternity. Op. Cit. In World Futures. 2005

xvA. Colamonico. Tatto Tempo Spazio, op. cit. (introduzione). 1998.

xviLibro con marcello.

xviiA. Colamonico. Ordini Complessi, op. cit. 2002.

xviiiA. Colamonico Alla palestra della mente: Costellazioni di significati per una topologia del Pensiero Complesso, op. cit., 2006.

xixA. Colamonico, Fatto tempo spazio. op. cit. OPPI, 1993.

xxNel testo biblico si precisa che” In principio”, cioè subito Dio creò l'uomo, principe di se stesso. In tale signoria di sé, sin dal primo impianto-presa di realtà l'uomo è libero di costruire la particolare angolatura del suo divenire. Interessante come alla parola “balìa” nel tempo, si sia data una connotazione negativa, oggi il termine viene inteso con una forma di scelleratezza, come un essere banderuola che gira in balia, appunto, del primo soffio di vento, senza alcuna forma di controllo. Il termine (francese antico) era usato nel tardo medioevo, per indicare alcune forme di libertà-autorità di cui godevano alcuni Comuni, nei confronti del Signore del territorio. L'evoluzione delle Signorie in Monarchie, deteriorò i rapporti tra il potere centrale, sempre più autoritario, e le autonomie locali, per cui alla signoria-libertà del singolo, si diede una sfumatura di negatività, di scelleratezza, ancora presente, come una pretesa insana, destabilizzante dell'ordine costituito. Non è difficile comprendere come nel corso della storia via, via che si creano gli assolutismi con le connivenze di potere, si generi una crescente forma di intolleranza e nel contempo di sudditanza, per cui le libertà dei singoli sono immolate sugli altari delle patrie, in nome di un controllo voluto da Dio-padrone”. Si pensi ai tribunali di inquisizione e alle epurazioni etniche, in nome dell'ordine. L'ambiguità delle parole è intrinseca alla stessa costruzione del significato, effetto guanto (A. Colamonico, biostoria, 1998) che assume forma mutevole in relazione ai contesti storico-politici. La mutevolezza rientra nella stessa plasticità del significato che in sé non possiede un valore negativo o positivo, ma è la costruzione del periodo-contesto che la connotazione di senso. Essere consapevoli di questo, porta a sviluppare una capacità riflessiva sulla stessa topologia della parola per epurarla dalle incrostazione che ne inquinano il senso originario. Nel caso di balìa, non si dimentichi il termine balia, che indica una donna-nutrice addetta ad allattare. Ritorna così il significato celato di “mammana” che si è ritrovato nella maieutica Socratica. Nella parola “balìa” si rivela una venatura di dolcezza, nascosta nel testo biblico; Dio, da subito creò l'uomo libero, principe di sé, per cui ne consegue che, in nome di tale verità, nessun potere può ridurlo a schiavitù. La libertà è intrinseca allo stesso processo vitale che si fa madre della vita. Interessante è “liberare” le società, le economie, le religioni, i credi... dai sensi comuni che risentono delle manipolazioni epocali, per riportarli al primitivo afflato che ha preso casa nella coscienza del primo uomo, in tale caso il profeta, che isolandone il significato originario, ne ha colto l'abbaglio di verità:
“Per comprendere una si fatta organizzazione necessita ritornare a quell'azione del partorire dal vuoto un pieno. Socrate ha introdotto accanto alla facoltà del ragionare, un elemento femminile, l'ostetrica, come l'abilità a saper come fare più spazio nel pensiero, per dare un luogo, un nome, un'identità ad una novità che all'improvviso appare: All'atto di nascita concorre una consapevolezza, valore aggiunto, il saper far nascere, come l'abilità di regia, di coordinamento e orchestrazione che si fa maestra-levatrice (mammana) del veder bene e dell'elaborare bene. In tale metafora viene velato lo scopo profondo dell'atto conoscitivo che dà alla virtù un indirizzo di amorevolezza, affidato alla figura femminile di una meta-mamma che sa come trattare il neonato nell'atto in cui prende vita. Platone giustificò la metafora dell'ostetrica riportandola all'attività della madre di Socrate, ma approfondendo meglio in tale sfumatura di significato si cela il lato gentile dell'etica. La ricerca della verità non deve essere un'imposizione, calata dall'alto della mente calcolante, facile ad irrigidisce in un senso chiuso di parola, ma un'inclinazione gentile di mente/cuore, che riesca a creare accordo tra le parti, senza ferire. Chi meglio di unanimo femminile” può compiere questa delicata azione di accoglienza e allargamento dell'orizzonte di significato! Spetta alla parte gentile del cervello, quella predisposta alla visione svolgere l'azione di concertazione tra i piani delle conoscenze, delle teorie, delle economie, delle politiche per rendere più umane quelle verità che con il processo dialogico vitale, sono emerse da quel buio cognitivo. ...”. (Da A. Colamonico. Lo sguardo biostorico tra echi di realtà e tempi 0, © 2011 https://sites.google.com/site/biostoria/home/campi/3---il-buio/3-p-2 ).

xxi A. Colamonico. Lo sguardo biostorico tra echi di realtà e tempi 0 - L'accoglienza della novità. Il processo creativo e il dispiegamento degli spazi-tempi frattali. 3° Campo - I vestiti storici e le differenze di funzione negli orizzonti di letture. © 2012 - Il filo, Bari.

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