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Boston, USA

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linea di fuga verso il mare

giovedì 16 febbraio 2017

L'Osservatore eco-biostorico lente-bussola cognitiva



Topologia del gioco
Gli spazi de-finiti del tempo 0

Dal Sito "nicchia-saggio": La Spugna eco-biostorica.
© 2013 - Antonia Colamonico


Otranto (LE) - Italy
"Le parole se si ridestano rifiutano la sede più propizia, la carta di Fabriano, l’inchiostro di china, la cartella di cuoio o di velluto che le tenga in segreto; le parole quando si svegliano si adagiano sul retro delle fatture, sui margini dei  bollettini del lotto, sulle partecipazioni  matrimoniali o di lutto; le parole non chiedono di meglio che l’imbroglio dei tasti nell’Olivetti portatile, che il buio dei taschini  del panciotto, che il fondo del cestino, ridottevi in pallottole; le parole non sono affatto felici di essere buttate fuori come zambrocche e accolte con furore di plausi e  disonore; le parole  preferiscono il sonno  nella bottiglia al ludibrio di essere lette, vendute, imbalsamate, ibernate; le parole sono di tutti e invano si celano nei dizionari perché c’è sempre il marrano che dissotterra i tartufi più puzzolenti e più rari; le parole dopo un’eterna attesa rinunziano alla speranza di essere pronunziate una volta per tutte e poi morire con chi le ha possedute." Eugenio Montale

La laicità dell'essere profeta


Con la lettura eco-biostoricai, l'osservatore storico (ogni uomo) assume una ruolo-funzione, importantissimo, nell'organizzazione della realtà, essendo egli la lente-bussola che, districandosi nella vita, indirizza e orienta gli sguardi in relazione ad una molteplicità di campi d'interesse che si fanno oggetti privilegiati della sua eco-inter-azione vitale:

  • Saper agire nel tempo idoneo alla realizzazione di una data azione-risposta storica, implica una celerità di codifica dei significati, di elaborazione di un'ipotesi di risposta e di anticipazione delle ricadute d'effetto di quell'impronta informativa che sarà impressa, agendo, nel campo-habitat.

Ne scaturisce che l'indirizzare lo sguardo è l'assunzione di una posizione nello spazio, in tale prendere un posto-luogo, l'osservatore si fa punto-nodo di riferimento a cui far convergere tutti gli sguardi che verranno attivati e indirizzati verso i molteplici orizzonti osservativi che si faranno bordo-confine del campo-finestra di lettura; si pensi ad una bolla che avvolge, racchiudendola, una quantità di spazio che si fa un isolato, quale spazio nello spazio.

Il porre un bordo-confine è propedeutico alla tessitura del
reticolo informativo delle proiezioni degli stati vitali di quella porzione di spazio-tempo così delimitata. Il porre un confine rientra nella 5° dimensione di letturaii che fa scomporre il tutto in campi e campi di insiemi informativi a cui si dà un nome-vestitura.
Si pensi alla complessità dei campi d'interesse che fanno di ogni soggetto, non solo uomo, un esperto in qualcosa che si intesse nell'insieme di abilità organizzative di tutta quanta la società, in tal senso si spiegano i talenti che rendono la scena storica una giostra di figuranti e ogni figura è un modo differente di esercitare la personale funzione storica, solo così acquistano significato storico:

  • i poeti, gli scienziati gli atleti, gli artigiani, gli operai, le massaie, gli apicultori, gli stilisti, i potatori, i panettieri, i fiorai, gli ambulanti... tutte quella molteplicità frattale di professioni che uscendo dall'idea di uomo-massa, rendono la società un reticolo pulsante di campi e sotto-campi di “mestieri” con una rosa allargata di specializzazioni e di abilità elaborative e attuative.

Ragionare per sistemi complessi, implica l'uscita dagli schemi sociali delle epoche antiche; la società informatizzata a struttura mondo non si può ridurla a delle macro-categorie di occupazioni, come a fine settecento, quando si parlava di tre classi sociali (nobiltà, clero, 3° stato) e tutti i francesi venivano etichettati e ingabbiati in un ceto di appartenenza storico-politico, fermo nel tempo.

Oppure come negli anni '70 del 1900 quando si era
o proletari o borghesi e le due parole si facevano etichette, con un ché di dispregiativo da ambo le parti. Se si riflette, da tale riduzione classificativa sono nate le logorroiche dispute tra la destra e la sinistra che hanno sfibrato il tessuto politico italiano, riducendolo ad un bordello di mestieranti che in tale diatribe hanno imparato a servire il “partuicularissimo” interesse:
  • una logica oppositiva è funzionale alla stagnazione che si fa malattia storica di tutta la società, lo sanno bene gli strateghi abili nell'alimentare lo stato di diffidenza, funzionale ai conflitti, quel dividi et impera caro ai romani.
Un tale modo di ragionare, fortemente riduttivo, non è applicabile ad una società fortemente dinamica a struttura mondo, in cui le professioni si sono frantumate in una miriade di professionalità che rendono fortemente vivo e variegato il sistema:

  • La vivacità di una società-mondo non è data dallo status di ricchezza economica, ma da quella di ricchezza fattuale, non è un caso che civiltà fortemente legata ai vecchi sistemi artigianali oggi siamo civiltà emergenti (Cina, India).

In un sistema che si muove in nanosecondi quello che conta è la creatività degli individui che devono saper gestire l'imprevisto, sviluppando delle competenze e delle abilità elevatissime di una visione allargata, non perché mentalmente super-dotati, come da alcuni fatto passare con un ché di disprezzo per la professionalità, ma perché mentalmente liberi dai pregiudizi di logiche esclusive, ghettizzanti e nonché clientelari.
Aprire una finestra di riflessione sugli indirizzi delle logiche è importantissimo per sviluppare un occhio eco-biostorico, attento agli effetti di ricaduta, non solo delle azioni, ma cosa più costruttiva, sui contorni dell'azione-risposta.
Ogni risposta implica un grado-angolo di scelta (+ o -) positiva/negativa, che scaturisce da un'aspettativa che resta non espressa, imparare a comprendere le aspettative dell'altro e di sé, potenzia la capacità anticipativa della mente, in tale apertura logica ad una realtà diveniente si amplifica l'area di libertà, imparando a negoziare la scelta storica tra una molteplicità di possibilità fattibili (che si possono fare, che è possibile fare)



Amplificazione dello sguardo:
 effetto zoom dell'obiettivo che rende variegata l'ampiezza-profondità della finestra osservativa.

L'essere clientes implica l'assenza di tale spazio dialogico nella coscienza dell'individuo:
  •  in una lettura a corto raggio, può apparire che tale propensione “del mettersi al servizio di” sia funzionale alla particolare angolazione evolutiva che una classe politica vuole imprimere alla storia, ma con un occhio attento agli effetti farfalla, si rivela un vicolo cieco; in quanto non sono “coltivate” le competenze-abilità ma gli asservimenti-mantenimenti degli stati di potere.
Un esempio, l'importanza data a fine anni '60 da tutti i partiti e sindacati e politici alla realizzazione in una delle aree più belle del mediterraneo dell'impianto siderurgico ILVA/Italsider, di Taranto.
La scelta fu proiettata come la grande occasione per la città che avrebbe assunto un ruolo di primo piano a livello industriale. In tale momento nacque spontanea la contestazione di qualche scettico che vedeva in ciò un pericolo per tutto il territorio a causa delle polveri che sarebbero state immesse nell'area, dati anche i ritmi così alti di produzione, e al massificare le maestranze lavorative, perdendo quel reticolo occupazionale di piccoli opifici.
Ricordo personalmente come gli stessi intellettuali fossero entusiasti per la mole di posti di lavoro che si sarebbero creati e per l'impulso commerciale che sarebbe stato dato al porto della città; alcuni ipotizzarono un novello ritorno agli splendori della Magna Grecia, confondendo la variegata ricchezza dei commerci ellenici, con il mono-blocco produttivo dell'ILVA.

La storia ha dato ragione a quei pochi lungimiranti, oggi è la più grande vergogna economica del Paese, non solo per il degrado del territorio a seguito delle polveri, per l'altissimo tasso di morti da cancro, per l'inquinamento del mare che ha reso impraticabili le sue spiagge, per la corruzione che si è annidata con le logiche del non vedere e non sentire, ma cosa più deleteria, perché ha bloccato la crescita diversificata del territorio e dell'occupazione, per cui si è generato il paradosso:

  • Lo stabilimento ILVA è la vita e la morte, insieme, del territorio. La città la odia ma nel frattempo non vuole che sia chiusa, non essendoci alcuna alternativa di possibile reddito. O morire di fame o moride d'ILVA! Il paradosso è un vicolo cieco.

Certo con la saggezza del dopo:
  • Se tutti quei miliardi investiti, fossero stati spesi per fare di quella conca fertilissima un'area economica chiave per il settore agricolo, quello artigianale e il turismo, quanta ricchezza di ritorno si sarebbe creata, ma il senno del dopo è degli sciocchi, le politiche italiane in quegli anni puntarono all'uomo-massa che tradotto in numeri erano voti ai partiti - tutti clienti-elettori che sempre avrebbero risposto alle segreterie e alle convocazioni di massa - come disse G. Gaber nel 1978, "polli d'allevamento".
Il caso ILVA è solo un esempio delle logiche attuative, si pensi, allargando lo sguardo-finestra, a tutte le politiche occupazionali che furono adottate in Italia negli anni '60-'80 del 1900, gestite dalle segreterie dei partiti e dai sindacati, con una vera lottizzazione delle assunzioni, che spinsero al far assumere nei posti strategici i loro protetti, impedendo la libera offerta del lavoro in virtù delle reali professionalità. A breve termine non si lessero i danni economici di tali logiche particulari, ma negli anni 2000 è esplosa l'inadeguatezza di tutto un ceto medio-basso (culturalmente parlando) che occupava posizioni di grande prestigio economico e finanziario:

  • quasi tutta una classe dirigente fortemente inadeguata a leggere il salto storico dal sistema industriale a quello informatico che, invece di attivarsi per riqualificarsi, ha rallentato il cambiamento, demonizzandolo il nuovo sistema e innescando così un'involuzione che ha reso fragile l'intero Paese. Una prova, la decrescita, in Italia, del comparto produttivo informatico, un esempio su tutti, la crisi dell'Olivetti che non ha retto da un lato al confronto con la concorrenza di marchi stranieri, operanti in realtà culturalmente più vive e dall'altro alle mire accaparratrici di un'imprenditoria collaterale e deviata, spinta da una logica affaristica (volto malato del capitalismo).

Un settore, perché  sia trainante, necessita che tutto il contorno-aziendale (nicchia storica) sia auto-propulsivo nel tenere viva tale realtà economica, lo sanno bene i Torinesi e i Milanesi, con la FIAT e la Pirelli, quanto le loro crisi abbiano pesato sull'occupazione dell'intero indotto industriale, con un effetto di ricaduta di moria di tante piccole nicchie di alta competenza particolareggiata:

  • in tale impoverimento tutti si rivelano dei perdenti e non si può parlare di vinti e di vincitori, forse perché il fine della vita non è la legge del più forte come veicolato da certe teorie evoluzioniste, che fanno da sfondo alle logiche dei conflitti, ma la cooperazione, l'accoglienza di una miriade di novità che si fanno inclusive, partecipative di tanti modi altri che trovano alloggiamento nella vita stessa.
Come sottolineò già A. Toffleriii negli anni '80, oggi siamo di fronte ad un salto epocale che per comprenderlo richiede un collegamento con un altro salto epocale, la rivoluzione industriale. Un riferimento storico opportuno, questo, per esplicitare il senso di radicale cambiamento che implica una nuova logica, con nuovi parametri di riferimento e nuovi orizzonti immaginativi.
Nel 1780iv in Inghilterra la terra non fu più l'unità di riferimento per attribuire lo status di ricchezza/povertà, ma il capitale monetario da poter reinvestire nel settore manifatturiero e commerciale. Oggi non è più il denaro in sé ma il fattore di qualità delle Società è l'ingegno immaginativo che sta dietro il pilotare il flusso dei capitali e delle stesse economie.

Sono un esempio le stesse bolle finanziarie che rivelano la grande fragilità di un sistema storico basato prevalentemente sul possesso del denaro che in pochi secondi può essere polverizzato, creando dei vuoti-voragine.
In un sì fatto sistema, la ricchezza non è data più dal capitale monetario in sé, ma dall'abilità a saper gestire il flusso del dinamismo azionario che si muove a nanosecondi, gestito da un fattore non più solamente umano:

  • Il denaro osservato in se stesso è un finito che ha una sua corporeità con un sua membrana, metafora della copertav, che lo circoscrive, per cui se c'è chi perde, dall'altro capo del mondo c'è chi vince, il vincere non è dovuto ad un caso, ma ad una migliore gestione della rete informativa che permette un più fluido processo decisionale.
Quello che ha generato la reale crisi bancaria europea e in parte americana è l'ingresso nel gioco economico-finanziario di altre nazioni come la Cina, la Russia, l'India che hanno sviluppato non una scelleratezza-incoscienza, come fatta passare da alcuna stampa di parte, ma delle elevate competenze matematiche e informatiche nel saper gestire il software che è alla base della gestione degli scambi.
Demonizzare la finanza non è sufficiente ad arginare la crisi dei Paesi, come non lo fu il luddismo per la crisi industriale tessile di primo ottocento, perché osservando meglio, con una lente più sgranata, quello che in questi paesi manca è una adeguata preparazione culturale del cambiamento, una serie di investimenti nella ricerca e una attenzione privilegiata alle nuove generazioni che, opportunamente motivate, si fanno il perno-cardine del cambiamento.
Mai come oggi molta parte dell'Europa è degna del suo nome, Vecchio Continente:

  • una conferma della fossilizzazione è ad esempio, in Italia, il calo steso delle nascite; non si è scommesso sul muovo
  • e si sono innescati i processi della stagnazione con tutte le consorterie che continuano a frenare l'intero sistema Italia.
    Da tutta questa frantumazione dell'identità politica e sociale della Nazione, sta emergendo il bisogno di riportare l'uomo con la sua interezza al centro della vita politica, economica, sociale, culturale.
    È l'individuo storico il vero bene di una società, essendo la lente-bussola di riferimento della stessa presa di realtàvi:
    • In tale essere il punto-nodo di riferimento, la coscienza (di ogni uomo) assume la funzione di attrattore cognitivo, con un suo bacino d'attrazione in cui si riconducono e si annullano tutte quante le proiezioni delle traiettorie esplorative che amplificano e diversificanovii le possibilità di risposta alla vita.
    Come più volte sostenuto, la vera ricchezza di una Società è il suo Patrimonio Culturale, quale insieme di conoscenze che rendono diversificate e vincolate le azioni storiche.
    Per comprendere il ruolo di attrattore cognitivo dello sguardo-mente, necessita fare un'operazione di svecchiamento dello stesso significato di coscienza che la sdogani dal pregiudizio che l'aveva fatta relegare, a metà '800, nella nicchia della “credenza” religiosa, quale sovrastruttura posticcia, funzionale al mantenimento del potere di una certo conservatorismo oligarchico.
    Come sostene L. Wittgensteinviii nel nostro linguaggio si è depositata un’intera mitologia. ... dobbiamo dissodare l'intero linguaggio”, disinnescare le parole e liberarle dai contorni di senso pregiudizievoli che si fanno retorica fumosa di facciata, funzionale all'immobilismo economico, politico sociale, perpetuando così gli stati di ingiustizie.
    Ricondurre, biostoricamente parlando, le parole alla primigenia unità di particelle topologiche, vive, che in un gioco caleidoscopico di accoppiamenti strutturali si facciano “coriandoli” o “scaglie” di echi informativiix, neutri, disponibili a mille e mille riorganizzazioni nuove che di volta in volta attribuiscano il significato, localizzato e vincolato, a quella particolare esplorazione di conoscenza che si fa confine dello stesso significato, come un nido-nicchia di senso che lo accoglie e lo custodisce, per poi farsi ordito per le costruzioni nuovex
    Lo stesso processo necessita farlo poi sui numeri, sulle formule e sulle leggi e su tutto il “castello informativoelaborato, a cui si suole dare il nome di Conoscenzaxi.

    Ma tale svecchiamento dalle incrostazioni dei sensi scontati, delle teorie obsolete e delle gabbie del pregiudizio, richiede come azione di rispecchiamento:
    • lo svecchiamento della stessa coscienza dell'osservatore, con un viaggio intra/uomo che faccia prendere consapevolezza dell'essere un uno/Tutto che risponde al gioco vitale ed è qui che si stanzia (prende stanza) ogni nuovo significato che svecchia la conoscenza, liberando l'osservatore dalle strettoie immaginative e aprendolo al volo delle aperture logiche con i nuovi scenari immaginativi ed attuativixii.
    Intraprendere il viaggio nella coscienza impone la presa di consapevolezza che è il soggetto storico ad attribuire il significato alla vita e alle molteplici situazioni e non la società che di fatto è una parola vuota se denaturata del suo individuo-osservatore.
    In senso allargato:
    • ogni uomo dà e toglie valore a parti di tutto e in tale dare e negare egli è il vero protagonista sociale, per cui avere dimestichezza con l'interno di sé, non è una moda del momento, non è un cedere le armi alle pratiche religiose, ma un ottimo deterrente alla stupidità galoppante dei luoghi comuni che introducendo le generalizzazioni, fanno smettere di osservare, rendendo omologata la realtà ad un'idea-modello di carta, fatto passare, per verità oggettiva.
    Il salto storico che si sta vivendo è nel cambio di mentalità da un modello uni-definito e chiuso in un bordo-confine statico di realtà, ad una realtà che di volta in volta cambia il modello che è e rimane solo il riflesso di un'azione di lettura circoscritta, quindi vincolata al particolare compreso di un individuo-osservatore che ne ha definito i bordi del campo di lettura e i significati delle relazioni vitali.
    Un uomo senza coscienza perde la sua stessa funzione storica di segna(e)vento delle situazioni, e si fa banderuola delle mode con una molteplicità di asservimenti altri che lo trasformano in un consumatore passivo di realtà; per questo oggi la coscienza entra da protagonista nella Nuova Era della Società a Sistema Mondo in cui:
    • ogni individuo, indipendentemente dall'appartenenza etinico-religiosa-nazionale, è chiamato a farsi protagonista del verso di realtà con cui andrà ad incidere la trama a multi-forma della Storia, imprimendo, così il suo personale contributo alla Vita.
    • Ogni uomo è chiamato ad emergere dalla massa, che lo annichilisce in una sagoma informe senza identità e a farsi nodo-relazionale di tutto il sistema storico-economico-culturale a struttura mondo, che ne resterà arricchito dalla sua particolarissima scaglia di contributo al permanere della vita.

    Si pensi alla molteplicità delle forme e dei colori dei fiori che non possono essere ridotti ad una scala da 1 a 10, se ad essi la natura ha elargito la molteplicità dei vestiti; questo, tanto più vale per gli uomini che sono chiamati a distinguersi per esercitare la loro privatissima individualità che li rende per sempre unici, in quella particolarissima nicchia storico-temporale che gli apparterà per sempre.
    In tale ampiezza di orizzonti immaginativi ed ideativi, non hanno più luogo le politiche e le oligarchie che vorrebbero le uni-formità di modi e di risposte, le uni-valenze di significati, le uni-attribuzioni di dignità:
    • il passaggio da una logica singolare ad una plurale, implica l'interiorizzare che ogni qual volta nella storia si sono imposti argini di restrizione alla naturalezza del divenire, si sono create le ignominie con le caccie alle streghe e le razzie etniche, tipiche espressioni di menti malate di asfissia immaginativa e culturale, proprie di chi non sa vedere e non vuole che altri vedano, di chi non sa fare e non vuole che altri sappiano fare.
    La coscienza, come la consapevolezza di sé nel mondo, è in grado di elaborare, filandolo, il filo silente che rende coesa quell'esistenza all'uno/tutto della coabitazione vitale, dandogli quella specificità storica che lo rende unico per sempre.Educare all'esercizio della libertà di essere, semplicemente e unicamente, se stessi è il vero traguardo a cui indirizzare le economie nazionali e l'occhio personale, in una democrazia della vita, in cui ogni esistenza ha valore semplicemente perché è, vive, respira, occupa uno spazio-tempo, svolge un'azione che è solo sua e lo rende parte del Tutto vitale, per sempre:
  • in tale essere uno nel Tutto ogni singolarità acquista profondità uni-versale (uno che si versa nel Tutto di Dio) che non è una semplice espressione, forse poetica, ma l'essenza profonda della vita che si implementa in sfumature di sfumature di diversità che permangono come echi informativi di un tutto informato e cosciente a sé che si può definire memoria storica che si fa matrice stessa della vita, come un tessuto connettivo. Gli stessi fisici oggi iniziano a parlare di informazione come struttura sottile da cui prende origine il mondo dei reali.
Il Paradigma del 3° millennio nascerà, secondo Raimundo Pániker Alemany, dall'incontro tra la Cultura Occidentale e la Cultura Orientale
  • "Ci troviamo in un momento inedito, nuovo, in cui si può constatare che nessuna civiltà, nessuna religione, nessun pensiero è auto- sufficiente."
Il filosofo dell'Ecosofia pone come chiave di lettura della Nuova Visione, a dimensione Mondo, una Conoscenza-Coscienza che sappia uscire della frantumazione che allontana e divide, per fondersi in un abbraccio dialogante.
La meta che auspica è una Gnosis (Scienza), che apra la mente all'uno-Tutto insieme, salvaguardando le conquiste scientifiche, spazio esterno e quelle introspettive, spazio interno, in una dialogica di individui/campo.
Importante è ricordare che secondo l'accezione greca la scienza era il tutto della conoscenza e implicava la coscienza-consapevolezza del sapere di stare con il tutto della scienza.
Solo in epoca recente si è frantumata tale interezza e si sono scissi i saperi, legandoli all'utile economico in grado di generare, per cui alcuni ambiti sono stati declassati come scienze umanistiche, pure fantasticherie, ed altri esaltati come teorie scientifiche, ma svincolate dalla loro interezza originaria che trovava casa nella stessa coscienza a uno/tutto dell'osservatore.
Si è così de-naturalizzata l'intera scienza, che si è fatta tecnicismo esasperato, anche pericoloso.


Ricompattare il tutto in un uno dalle molteplici sfaccettature che aprano alle complessità degli sguardi multipli è la nuova sfida che richiede una coscienza osservatore in grado di riappropriarsi della naturalezza del manifestarsi della vita.
L'abilità a dipanare e annodare i fili-versi del sapere, poi, chiama in gioco il modo di giocare e gli spazi su cui saper giocare che rendono le difformità e le ricchezze multiple degli effetti storici:
  • Il modo implica i campi di correttezza e di coerenza attuativa, che rendono chiare, variegate e sfumate le probabilità di risposte storiche,
  • gli spazi son i tre luoghi, topico, atopico, utopico in altre pagine descritti, che rendono possibili:
  1.  i salti di letture, 
  2. discrete le letture stesse,
  3. vincolate le narrazioni-carte all'insieme sistemico in cui sono state rilevate e tracciate.
Sdoganare la coscienza implica liberare la mente dai sensi imposti dai conformismi di facciata e apprendere le regole del gioco di conoscenza che è un intricato movimento di possibilità e probabilità che generano le scoperte, funzionali, alla naturalezza del sé nel mondo.

Tutti i grandi maestri da Socrate a Cristo, sino a Gandhi e a Bruno de Finetti (nella foto) hanno sottolineato il valore soggettivo che circoscrive la conoscenza in un indirizzo di sguardo-mente, che toglie sì valore oggettivo alle osservazioni, ma dà ampiezza moltiplicativa, in quanto ogni sguardo può apportare la sua scaglia di novità a tutto il complesso organizzativo della conoscenza.
Il salto logico del 3° millennio è nella presa di coscienza da parte dell'uomo e per riflesso delle società storico-politiche, che non si può scindere in tanti sistemi isolati la vita che è un uno/tutto coeso che pulsa e vive, in ogni tempo 0 di presente.
Imparare a leggere i vincoli-legami delle eco-inter-dipendenze allarga gli orizzonti di lettura e rende più arguto lo sguardo mente-uomo che così potenziato può scoprire le nuove verità che moltiplicando gli spazi cognitivi, diversificano le sue possibilità d'intervento nella storia, imparando a dialogare con se stesso e con tutto il sistema:
  • Quella che si chiama realtà prende la forma dello sguardo-mente dell'osservatore che da piccoli appigli-echi informativi, gli avvistati storici, con un esercizio di volo è in grado di filare e tessere la rete dei significati topologici del suo stesso osservare e immaginarexiii.
Una teoria scientifica altro non è, se non la topologia mentale dello stesso scienziato che per primo l'ha apostrofata e spiegata; così pure, ad esempio, un'opera d'arte altro non è, se non lo spettro-calco dell'architettura a spugna, mentale ed emozionale, del particolare pittore o scultore o poeta che l'ha avvistata e rappresentata. 
Nella dialogica appiglio-mente si gioca la partita della storia che produce il "gioco" delle prese di realtà, fortemente vincolate alle mosse-effetti di risposta, tra i due giocatori:
  • il campo-nicchia e il campo-individuo, che guardandosi negli occhi in un "battito d'ala" di farfalla (tempo 0 della congiunzione), permettono, insieme, al fuori di annullarsi nel dentro e al dentro nel fuori, annodando così il filo silente di realtà nella veste di un compreso.
Su tale frontiera-confine del gioco vitale i due, rivelandosi, si informano/deformano, in una porzione-nota di vita.
L'accesso alla realtà per l'uomo è vincolata alla medesima rappresentazione che la sua mente è in grado d'elaborare, da ciò scaturisce il legame osservato/osservatore che si fa nicchia a uno/tutto nell'osservazione, la carta-opera (individuo-altro) che resta come l'orma-impronta informativa di quell'incontro vitale che ha segnato e focalizzato in una interazione zero di tempoxiv, il guizzo-abbaglio della sintropia di ordine multiplo.
La capacità a muoversi negli ordini multipli ha come effetto di ricaduta l'ampliamento degli orizzonti immaginativi che innescano le anticipazioni di realtà, come una forma di chiarezza intuitiva su quali evoluzioni assumeranno gli eventi nel futuro, una forma di chiaroveggenza naturale della mente, legata alla stessa geometria del cervello che intravede gli ordini sintropici, come gli spazi di ricaduta degli effetti che si fanno i bacini di attrazione evolutiva.


(Carta biostorica della dialogica interna alla coscienza: fattuale (relativo a ciò che è stato fatto) - fatto (ciò che è, prende storia nel presente) - fattibile (ciò che può essere fatto).  Da A. Colamonico.
Fatto tempo spazio. OPPI, Milano 1993.)


La funzione anticipativa della mente



Nell'immaginario collettivo la parola “profeta” richiama paesaggi religiosi in cui singolari personalità, ispirate da Dio, hanno svolto, perché prescelte, il ruolo di intermediari tra il campo del divino e quello dell'umano, quali ponti per una redenzione-riscatto storico di una particolare compagine di umanità; si pensi ai profeti del vecchio testamento con il popolo ebraico:
  • tutte personalità più o menoxv storiche che hanno manifestato una notevole competenza di chiaroveggenza con uno sguardo-mente selettivoxvi, proiettato in un futuro ancora tutto da disegnare, ma che tuttavia, con la loro chiarezza immaginativa, sapevano presentare quale realtà storica diveniente.
Analizzando il termine, tradotto dal tardo latino “prophéta”, a sua volta dal greco antico “προφήτης”, esso è composto dal prefisso προ- (pro), davanti, prima... e dal verbo φημί (femì), parlare, dire, annunciare; per cui, alla lettera:
  • il profeta è colui che parla per primo, cioè colui che intravede per primo l'evolversi di un qualcosa che di fatto non si è ancora verificato.
Oggi, banalizzando, si potrebbe chiamarlo un creativo, un uomo che riesce a leggere nel presente una traccia di futuro possibile su cui indirizzare l'azione nell'oggi. Una mente-uomo dunque proiettata su una intuizione di domani che si fa indirizzo d'azione storica, nell'oggi

Se s'inizia a osservare la
storia come una spugna a frattale di organismo sistema a corpo uno/tutto, allora i tre campi temporali così bene definiti da Agostino sono semplici momenti dell'indirizzarsi-incanalarsi della vita che assume agli occhi dell'osservatore la distinzione di passato-presente-futuro, quali indicatori di orientamento nella stessa memoria:

  •  in alcune malattie del cervello si ha lo spaesamento temporale, in quanto si perde la cognizione cronologica e i ricordi si miscelano senza alcuna distinzione tra i vari passato e il futuro e cosa più grave senza consapevolezza se si è in una dimensione di fatti-reali o semplicemente immaginati.
Se lo sguardo mente è la bussola cognitiva allora è lo stesso osservatore che cataloga, ordina, dispone in successione, definisce le date e chiama gli spazi; oggi ad esempio gli stessi fisici iniziano a mettere in dubbio l'idea di un tempo oggettivoxvii, che si ponga svincolato da una realtà spaziale osservativa.

Il modellarsi delle situazioni fa del soggetto un Io Multiplo.
Carta biostorica da A. Colamonico. Ordini Complessi, p.
63. Il Filo, Bari 2002)


In biostoria, il tempo è stato vincolato al momento-tempo 0xviii della dipartita di una nuova cresta storica, esso è visto come il vuoto della spugna che per effetto perturbativo dei quanti-fatto prende spazio e perde spazio nell'attimo stesso del suo porgersi, informando del suo passaggio (eco) lo spazio tutto.
In una simile mappa-carta cognitiva ed esplorativa, l'osservatore intesse il tempo, giocando sugli appigli informativa che danno non il tempo oggettivo, ma la complessità della sua stessa abilità cognitiva che lo porta con un gioco di voli-proiezioni a leggere le interdipendenze degli spazi e dei campi.


Carta biostorica: un occhio lettore a 5 livelli organizzativi che visualizza gli ordini multipli,
da A. Colamonico. Ordini Complessi, p. 81. Il Filo, Bari 2002.

Accettare tale funzione della mente-coscienza osservatore, implica la rilettura del significato stesso dell'essere profeta.
Biostoricamente parlando il profeta, privato dell'alone di misticismo e di tal altro esoterismo, è colui che ha uno sguardo-mente multi-proiettivo in grado di connettere (mettere in rete) i piani del passato con quelli del presente e quelli del futuro, aprendosi alle dialogiche del domani, nell'oggi.
  • Egli è un occhio-mente pluri-mirante che sa miscelare e graduare i campi-lente e spingere lo sguardo sino al confine dell'ignoto e da tale angolazione volgersi a ispezionare l'oggi, istante in cui prende visibilità il reale.

Carta biostorica: Capacità percettiva-immaginativa a 5 variabili organizzative che visualizza gli ordini multipli, da A. Colamonico. Ordini Complessi, p. 82. Il Filo, Bari 2002.

In tale capacità di occhio allargato e multi-prospettico egli è posizionato a punto infinito, e parafrasando Isaia, si fa più vicino alla logica di Dio, meglio allo sguardo-occhio di Dio, in cui ogni-presente è un uno/tutto:
  •  spesso nella Bibbia ricorre il termine “lungo oggi” fatto di un eterno-presente, per indicare lo stato a-temporale della posizione di Dio.
Si può constatare come riflettendo sul significato, la parola profeta perda quell'alone di quasi magia per assumere una valenza condivisibile ed esportabile, così de-ideologizzata, a tutta quanta l'umanità:
  • Ogni uomo nell'esplicare l'azione di vivente è chiamato ad essere profeta.
Cosa vuol dire essere profeta oggi, un una società a struttura mondo multi-etnica e multi-religiosa?
Non certo l'essere titolare di un privilegio cognitivo che renda eccezionale, una specie di titanismo delirante alla D'Annunzio, un quasi dio-terreno da venerare e porre su di un piedistallo, inclinatura data ad esempio ai re-faraone nell'antichità, ma semplicemente:
  •  essere attenti, meglio presenti, alle dinamiche dei fatti che creano le moltiplicazioni e le diramazioni dei tempi-spazi.
In tale capacità di attenzione al presente si impara a vedere le evoluzioni delle dinamiche a breve, a medio, a lungo termine e, così facendo, si potenziano le funzioni anticipative del cervello.



È lo steso osservatore che imparando a giocare con le proiezioni di eventi, apre gli spaccati dei paesaggi di domani, il profeta Geremia ad esempio osservando i comportamenti poco etici del suo tempo, profetizzò la cattività babilonese, ma anche oggi se si osservano le incongruenze di una politica da palcoscenico, non è difficile ipotizzare una cattività cinese o musulmana o come qualcuno vorrebbe aliena:
  • Ogni cattività è il risultato di una perdita di visione, di una caduta etica, di una mancanza di prospettiva di futuro che rende sordi e ciechi di fronte al “soffio degli eventi”.
L'essere profeta implica imparare a dilazionare gli sguardi, a variare le zumate nelle osservazioni, a sentire sé un uno/tutto della dinamica vitale, evitando le grettezze e le strettoie che rendono ghettizzate le società, in tante gabbie privatistiche di normalità generalizzata, imposta come un insieme di dogmi assoluti.
Si pensi:
  • al ruolo delle religioni quando fanno della fede una gabbia di fanatismo, per selezionati-eletti che finiscono col credersi i migliori; 
  • alle politiche egemoni degli Stati quando hanno scisso l'umanità in liberi, servi, schiavi e uomini ombra senza fissa dimora;
  • alle logiche necrofile di alcune signorie economiche che hanno visto come fine storico non l'uomo, ma il guadagno per il guadagno; 
  • alle logiche mafiose che imponendo i loro loschi mercati hanno reso fatiscente la stessa politica.
Come già detto in altre pagine, le stesse neuroscienze stanno iniziando ad indagare sugli aspetti anticipativi del cervello che fanno spostare l'asse dell'indagine dai processi entropici a quelli sintropici, per cui si comincia ad ammettere che sia possibile per il cervello anticipare guizzi-flash di futuro che una volta attuatesi si fanno echi anticipativi di spazi-tempi nuovi che come scaglie vitali si mostrano per una frazione di secondi.
Si comprende, allora, come l'essere una mente anticipativa sia fortemente funzionale in un sistema mondo a nanosecondi.
Accettare ciò implica una rilettura delle logiche pedagogiche, economiche, politiche, sociologiche...
Un vero salto di paradigma che faccia della vita stessa il luogo dell'appartenenza e non della casta-ceto o del reddito-ricchezza.
Essere cittadino della vita, non implica il non essere cittadino del paese-stato o della famiglia-nucleo primordiale di appartenenza, ma semplicemente acquisire una capacità dialogica che sappia amplificare i significati e variare le scale e i campi-lente di riferimento, implementando le aperture logiche che permettono i passaggi-voli da un sistema di riferimento ad un altro.
Per essere più semplici:
  • io, Antonia, sono una cattolica-italiana, ma ciò non mi impedisce di trovare delle convergenze di sguardi con Fatima, ragazza tunisina-musulmana o con Mikhael ebreo-francese o con Lucia cristiana-ortodossa-russa che è mia dirimpettaia o con Maria cristiana-evangelista-italiana e perché no con Hari induista-indiano.
Solo in un'apertura mentale a 360° il domani potrà trovare casa nell'oggi e rendere la mente libera di ipotizzare un mondo di pace che momento per momento, tempo 0 per tempo 0 possa iniziare a prendere storia, come un: Eccomi!

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iLa precisazione che tale “vestitura” della realtà è il risultato di uno sguardo-approccio biostorico è funzionale all'aver rilevato che ogni carta-modello è una narrazione soggettiva che segna la presa di consapevolezza da parte dell'osservatore di un quid a cui egli stesso dà un significato storico interessante, da essere tramandato. Se lo sguardo-appiglio è una disposizione all'ascolto-lettura, allora ogni racconto, ogni elaborazione e ogni rilevazione è un fattore privato, al singolare, che si presta ad essere condiviso: spezzare il pane della conoscenza.
iiA. Colamonico. Fatto tempo spazio. Op. cit. OPPI, Milano 1993.
iiiA. Toffler. La terza ondata. Sperling & Kupfer 1987.
ivE. J. Hobsbawm Le rivoluzioni borghesi. 1789-1848. Laterza, 1978
vA. Colamonico. La crisi finanzia e le risposte degli stati: il nuovo medioevo. 24, marz. 2009. in: http://biostoria.blogspot.it/2009/03/la-crisi-finanziaria-e-le-risposte.html
viA. Colamonico. Lo sguardo biostorico tra echi di realtà e tempi 0. Il ruolo storico dell'Osservatore nella costruzione della realtà multi-proiettiva. © 2011 - Il filo, Bari.
viiA. Colamonico, M. Mastroleo. Le Geometrie della Vita nel Salto Eco-biostorico. Verso una Topologia a occhio infinito della relazione Mente/Mondo. © 2010 – Il Filo S.r.l. - Bari
viii“Note sul ‘Ramo d’oro’ di Frazer” (1930-1931 e 1936-1948, I ed. 1967), con un saggio di Jacques Bouveresse, introd. di Rush Rhees, trad. di Sabina de Waal, Adelphi 1990 (I ed. 1975), p. 31 e p. 27.
ix“... le parole... oggetti biostorici della conoscenza. È bene precisare che non è dato all'io di uscire da un sistema di parole se vuole assumere consapevolmente il ruolo funzione di co-attore nella dinamica biostorica e, di conseguenza, le libertà-tirannie nascono dal dare o non dare la possibilità a conoscere; possibilità che non equivale ad una conoscenza preconfezionata. La prima si pone come metodo di conoscenza e presuppone l'esercizio della libertà ad ordinare personalmente le informazioni; la seconda ad acquisire, passivamente, un ordine dato da un altro e in quanto tale un significato, un valore, un peso storico-esistenziale preconfezionato che mira ad una standardizzazione delle identità soggettive. … Il segno eco che permane nello spazio-tempo può essere: colto dall'io, elaborato in parola, poi valutato e infine traslato in un nuovo evento, come processo interattivo di conoscenza-azione. Ed è in tale posizione dinamica che si pone la funzione di uno studio biostorico, quale possibilità di apertura di un campo di riflessione sulla riproduzione di eventi, attraverso una coltura del pensiero. … in tale prospettiva si può porre alla base del processo storico la relazione circolare conoscenza/azione. Ogni lettura d'azione permette al soggetto-lettore di riprodurre un'ipotesi collaudata di risposta che, depositata nelle nicchie della memoria, si presterà ad essere trasferita in una nuova azione, quando il soggetto-attore avrà a sua volta necessità di agire. Si può affermare che la conoscenza è intrinseca all'azione...” p. 65. A. Colamonico. Biostoria, op. cit. Il Filo, Bari 1998.
xA. Colamonico. Lo sguardo biostorico tra echi di realtà e tempi 0. Il ruolo storico dell'Osservatore nella costruzione della realtà multi-proiettiva. © 2011 - Il filo, Bari.
xi“ … La bellezza del Sapere e il fascino della Conoscenza, ... il sapere è un posseduto dal soggetto, mentre la conoscenza è tutto lo scibile dei possibili saperi che, per definizione, è oltre il soggetto stesso. ...” da M. Mastroleo. Il ruolo dell'emozione nel pensiero razionale, in L'occhio biostorico e la lettura della complessità, 18 giugno 2008. http://occhiobiostorico.blogspot.it/2008/06/il-ruolo-dellemozione-nel-pensiero.html
xiiA. Colamonico. Ordini Complessi. Op. Cit. Il Filo, Bari 2002
xiiiA. Colamonico, M. Mastroleo. Le Geometrie della Vita nel Salto Eco-biostorico. Verso una Topologia a occhio infinito della relazione Mente/Mondo. © 2010 – Il Filo S.r.l. - Bari
xivA. Colamonico. Lo sguardo biostorico tra echi di realtà e tempi 0. Il ruolo storico dell'Osservatore nella costruzione della realtà multi-proiettiva. © 2011 - Il filo, Bari.
xvIl più o meno indica quell'area di incertezza, intorno ad alcune figure, se siano esistite come singolarità concrete e storiche o come l'insieme di un complesso di personalità racchiuse nei racconti come individui singoli.
xviIl selettivo è in relazione alla capacità di discernimento che rende veloci e chiari nel saper selezionare le azioni in virtù di un obiettivo futuro che si fa causa della scelta dell'oggi, in tal modo è il futuro a perturbare il passato e non viceversa.
xvii C. Ravelli.Che cos'è il tempo? Che cos'è lo spazio? Di Renzo ed. 2010.
xviii A. Colamonico. Biostoria, op. cit. Il Filo, Bari 1998.



© 2013 - Antonia Colamonico

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Verso una Topologia della Mente/Habitat a corpo unico.


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